Il mercato secondario di Seedrs per le PMI finanziate con equity crowdfunding funziona

A poco più di 6 mesi dal lancio sperimentale, il mercato secondario di Seedrs ha negoziato quasi £1 milione. In Italia sarebbe tecnicamente possibile, ma nessuno lo ha implementato

 

Seedrs successo mercato secondario equity crowdfunding

 

La piattaforma britannica di equity crowdfunding Seedrs ha registrato un livello record di trading nel suo mercato secondario per i titoli acquistati in campagne di crowdfunding.

Lanciato a giugno 2017, il mercato secondario di Seedrs si sta dimostrando uno strumento molto efficace per titoli che sono intrinsecamente illiquidi. Sebbene i numeri siano ancora relativamente piccoli, il ciclo di scambi di febbraio ha registrato scambi per 442 lotti azionari relativi a 128 aziende. Dal suo esordio, il mercato secondario di Seedrs ha registrato scambi per 1330 lotti di azioni per un valore totale di 945 mila sterline.

Il mercato secondario affronta uno specifico punto dolente per le piattaforme di crowdfunding. Investire in società in fase iniziale è una forma di investimento ad alto rischio ed illiquida poiché la maggior parte dei guadagni, se ce ne sono, richiedono molto tempo. Dunque, alcuni investitori preferiscono avere la possibilità di uscire dopo un round di crowdfunding, ma anche di entrarvi, se la società “promette” bene.

La struttura di Seedrs, che prevede la creazione di un SPV (Special Purpose Vehicle) specifico per ogni campagna lanciata sulla sua piattaforma, ha molto probabilmente contribuito a creare un mercato in crescita per questo tipo di scambi, facilitandone la gestione. Infatti, ogni investitore detiene uno quota del SPV che ha sua volta è azionista della società che ha lanciato il round di equity crowdfunding. Una soluzione simile a quella consentita in Italia dall’art 100 ter del TUF che consente l’intestazione fiduciaria delle quote.

Le negoziazioni vengono aperte per una settimana al mese e la finestra di febbraio, che si è svolta dalle 11.00 del mattino del 6 febbraio alle 11.00 del 13 febbraio, è stato il primo ciclo di negoziazione che ha consentito a tutti gli investitori registrati di Seedrs di partecipare al mercato, e non solo agli azionisti esistenti.

Il mercato secondario di Seedrs è tuttora in beta, ma la piattaforma guarda avanti, come afferma Thomas Davies, Chief Investment Officer di Seedrs: “Seedrs ha contribuito a fornire liquidità per una classe di attività illiquide. Dalla possibilità di realizzare ritorni anticipati, all’acquisto di azioni relative a una campagna in cui non si era riusciti ad entrare, il mercato secondario di Seedrs è uno sviluppo innovativo per il settore e non vediamo l’ora di continuare a innovare il prodotto“.

I criteri di eleggibilità per le azioni da quotare sul mercato secondario di Seedrs sono piuttosto semplici ma solidi. Le azioni di un’azienda non vengono quotate quando:

  • Seedrs è a conoscenza di qualsiasi evento che, prima o immediatamente dopo la successiva finestra di trading, possa comportare un potenziale cambiamento nella valutazione del business, in conformità con la sua metodologia di aggiornamento del portafoglio. Può trattarsi sia di un aumento sia di una diminuzione della valutazione
  • l’azienda ha espressamente richiesto che le sue azioni non siano inserite nella successiva finestra di negoziazione;
  • Seedrs stessa ritiene per qualsiasi ragione che sarebbe dannoso per l’acquirente, il venditore o l’azienda

In Italia ci risulta che alcune piattaforme stiano studiando la possibilità di creare un mercato secondario e Intermonte SIM ha più volte pubblicamente dichiarato di porsi come intermediario fiduciario, in conformità con l’articolo del TUF che abbiamo citato sopra.

La soluzione, peraltro, non è ancora stata sfruttata, se non nel caso di un club deal, non aperto quindi al “crowd” ma autorizzato comunque da Consob, Clubdealonline.com.

Riteniamo che la ragione di questo ritardo sia dovuto primariamente al fatto che solo a partire dallo scorso anno l’equity crowdfunding in Italia ha generato un numero sufficientemente elevato di investimenti, tale da consentire un potenziale flottante che giustifichi l’investimento in una piattaforma complessa. Molto probabilmente, dovremo tuttavia aspettare ancora un po’ di tempo prima di vedere adottato un modello simile a quello di Seedrs, dal momento che le piattaforme italiane hanno singolarmente finanziato ancora poche società rispetto all’omologa inglese (ad oggi le maggiori sono Crowdfundme con 19 società, e Mamacrowd con 17, contro le centinaia di Seedrs).

Ci chiediamo però come mai nessuno ancora in Italia abbia pensato di creare un mercato secondario “indipendente” e trasversale a tutte le piattaforme.

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