Deloitte: i security token una forza dirompente che modificherà il modello di business dei titoli

Un report di Deloitte sottolinea l’impatto dirompente che la tokenizzazione degli strumenti finanziari avrà sui mercati finanziari globali e l’importanza di un adeguamento normativo

 

Deloitt security token disruptive su mercati finanziari

 

Ieri 5 Giugno è scaduto il termine per rispondere alla consultazione di Consob su una proposta di regolamentazione dei “crypto-asset”. Lo sforzo intellettuale e scientifico del team di Consob è stato elevatissimo, data anche l’oggettiva complessità della materia e il risultato indubbiamente apprezzabile (pur con qualche distinguo che non affronto qui).

Tuttavia, credo che l’oggetto stesso di questo sforzo regolamentare non sia pienamente centrato. Le ICO (Initial Coin Offering), infatti, non saranno il futuro della finanza, ma lo saranno le STO (Security Token Offering).

Un report di Deloitte sui cripto-asset, e in particolare sui security token, pubblicato lo scorso Febbraio, riconosce che l’ecosistema è in continua evoluzione. Gli autori pongono la domanda se i security token siano o meno i titoli di domani. La risposta è sì: “Il security token è l’asset del futuro. Le autorità europee e locali ora riconoscono che le piattaforme DLT [distributed ledger technology = blockchain – NdR] e i security token possono fornire un chiaro valore aggiunto in termini di trasparenza, efficienza, reporting e supervisione”.

Ma questo nuovo tipo di risorsa digitale può prosperare solo in un ambiente che presenti un ben definito quadro normativo.

Questo è un prerequisito se vogliamo stabilire un ambiente affidabile, trasparente che serva allo stesso modo a regolatori e investitori. Per sfruttare appieno le opportunità dei security token e della Blockchain, dobbiamo considerare la DLT non semplicemente come un nuovo tipo di “Database”, ma piuttosto come un nuovo modo di organizzare la catena del valore dei titoli, dall’emissione alla custodia.

Questa è chiaramente una delle principali sfide da affrontare, poiché dovremo abbandonare il modello sequenziale centralizzato della catena del valore e adottare un modello di registro distribuito in cui i partecipanti possano accedere alle stesse informazioni contemporaneamente“.

Questo parere ottimista è affiancato dal fatto che rimangono aperte molte domande su come la DLT continuerà ad adattarsi ed evolversi. Come alcuni altri player del settore, gli autori vedono i “permission ledger” come leader nel settore dei servizi finanziari.

Per quanto riguarda le offerte di security token, il documento afferma che: “La STO rappresenta una nuova opportunità innovativa per emittenti e investitori coinvolti nel mercato primario e può essere organizzata in un modo più standardizzato ed efficiente“.

A regime i i crypto-asset potranno beneficiare della capacità dello “smart contract” di adeguarsi automaticamente alle normative (il famigerato Regtech), come KYC e AML, termini e condizioni e trasparenza normativa. E’ proprio questo obiettivo di trasparenza normativa che dovrebbe incentivare i regolatori a perseguire un solido ecosistema di asset digitali.

Sono caratteristiche che possono essere utilizzate anche per debito, equity, immobili ma anche per beni più esoterici come la proprietà intellettuale e molto altro.

Tutto ciò comporta sicuramente rischi e sfide. Le authority e i responsabili politici non hanno ancora definito un percorso ben illuminato, in nessun Paese peraltro (anche se alcuni si stanno muovendo o hanno fatto almeno qualche passo).

Il cambiamento però è difficile. Il quadro normativo europeo è in lavorazione, ma ci vorrà del tempo.

Riteniamo che il successo e lo sviluppo dei security token dipenderanno anche dalla conformità alle principali normative sui titoli. Questo è fondamentale per conquistare la fiducia delle autorità e degli investitori e fornire loro la trasparenza che si aspettano“.

Gli autori descrivono la DLT come una nicchia del Fintech che, tuttavia, emergerà come una “forza dirompente che modificherà il modello di business dei titoli“.

Guardando al futuro, Deloitte vede diversi possibili scenari per i security token. Ma alla fine spetta ai regolatori – insieme agli stakholder del settore – definire come la società trarrà beneficio dalla nuova tecnologia: “Senza un quadro normativo riconosciuto, il security token non sarà in grado di svilupparsi in modo sostenibile … devono conformarsi alla definizione di valori mobiliari esistenti e ai relativi regolamenti stabiliti negli ultimi 10 anni al fine di ottenere la fiducia degli investitori e dei regolatori […]. L’unico problema è assicurare che i sistemi, spesso obsoleti, siano abbastanza agili da adattarsi“.

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