Banche e Crowdfunding: un matrimonio non ancora sbocciato, con l’eccezione di Banca Etica

Da circa un anno Banca Etica ha messo al servizio dei propri soci e dei propri clienti la possibilità di proporre e promuovere progetti di crowdfunding. Abbiamo chiesto come sta andando a Tracanzan, responsabile comunicazione

 

Banca Etica e crowdfunding

Non sono molte le Banche che, finora, in Italia, hanno guardato con interesse al mondo del crowdfunding. Sicuramente, dal punto di vista strettamente economico, gli innesti di equity crowdfunding e social lending potrebbero essere più allettanti (quando queste formule inizieranno ad avere successo anche in Italia). Ma anche il reward crowdfunding può diventare una opportunità di promozione e di servizio per i propri clienti.

Inizialmente ci fu il servizio di Banca Prossima con Terzo valore tra le prime banche in Italia ad avvicinarsi a pratiche simili al crowdfunding. Poi fu la volta di Banca Interprovinciale, piccola e temeraria, che un paio di anni fa ha lanciato il portale COM UNITY che non sembra però essere riuscita a creare una community vera e propria e i progetti portati fino in fondo sono ancora molto pochi.

Banca Etica ha scelto una strategia diversa, non aprire una propria piattaforma ma appoggiarsi ad una esistente utilizzando il servizio Network di Produzioni dal basso.

Banca Popolare Etica è un istituto di credito ispirato alla Finanza Etica, che, con il risparmio raccolto, finanzia organizzazioni che operano in quattro settori specifici: cooperazione sociale, cooperazione internazionale, cultura e tutela ambientale. E’ tra l’altro l’unica banca in Italia che mostra sul proprio sito tutti i finanziamenti erogati.

Ad un anno dall’inizio di questa collaborazione abbiamo chiesto ad Andrea Tracanzan, responsabile della comunicazione di Banca Popolare Etica, di farci un bilancio.

Perchè aprire un network su una piattaforma esistente e non fare una piattaforma vostra?

A partire dal 2011, anno in cui come Banca Etica abbiamo scelto di rivedere complessivamente la nostra presenza online, ci siamo interrogati su come potevamo avere un approccio concreto ed efficace al mondo del crowdfunding.

Le linee guida che ci hanno da subito ispirato erano due: da un lato volevamo offrire uno strumento di mutualità ai nostri soci e clienti, dove potessero far conoscere i propri progetti e creare relazioni a livello locale e, ovviamente, online. Volevamo inoltre trovare una “palestra” in cui sperimentare il crowdfunding e vedere quali strumenti e servizi potevamo sviluppare come operatore finanziario che mette la trasparenza al centro della propria azione.

L’obiettivo chiaramente non era quello di realizzare l’ennesima piattaforma di crowdfunding. L’incontro con Produzioni dal Basso, con cui ci eravamo conosciuti nell’ambito di alcune riflessioni su web e sostenibilità che stava promuovendo la nostra Fondazione Culturale, è stato quanto mai opportuno.

PdB aveva esperienza e un approccio davvero compatibile con i nostri valori: trasparenza, centralità della persona, sobrietà. Avevamo trovato un buon partner.

Qual è il bilancio di questo anno di attività del vostro network di crowdfunding?

Il bilancio è sicuramente positivo. Abbiamo portato sulla piattaforma 25 progetti, di cui 12 finanziati e 11 in corso. Numeri che sembrano piccoli, ma come al solito è necessario sbirciare dietro le quinte: non abbiamo accettato tutti i progetti dei nostri soci e clienti, ma abbiamo fatto entrare nella piattaforma solo quei progetti che erano disponibili a far crescere una relazione con i nostri soci a livello locale.

Tra le nostre specificità infatti ci sono anche 70 gruppi di volontari soci di Banca Etica che a livello territoriale promuovono una cultura della finanza etica. Ecco, sul nostro network trovate solo quei progetti che riescono a coinvolgere il gruppo di soci della loro zona, a convincerli della bontà dell’idea progettuale e iniziare un percorso di collaborazione per trasformare in realtà un’idea.

Come prevedete che si svilupperà il crowdfunding per la vostra banca e i vostri clienti?

Sicuramente per noi la sfida, ancora tutta da vincere, è quella di proporre sistemi di pagamento che, pur sapendo di non poter competere con i colossi del mercato, possano mettere in relazione progettisti e sostenitori e far transitare il denaro nel circuito della finanza etica.

Avete provato ad esplorare anche le opportunità dell’equity crowdfunding?

Assolutamente, anche qui abbiamo all’attivo alcune partnership e nel corso dei prossimi mesi presenteremo iniziative concrete.

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