Crowdfunding civico: una nuova opportunità per tutti ma anche un nuovo linguaggio

Una delle frontiere interessanti del crowdfunding è il suo utilizzo in ambito civico e di pubblica amministrazione, è però anche la modalità che nasconde più insidie, perché deve necessariamente aprirsi a tutti

 

crowdfunding civico linguaggio e opportunità

Se vogliamo aggiungere la parola “civico” a “crowdfunding” dobbiamo necessariamente spostare la visuale. Se il crowdfunding può tranquillamente funzionare con i suoi meccanismi che partono anche da piccole comunità di interesse, il crowfunding civico, aggiungendosi come modalità di sviluppo urbano e territoriale non può prescindere dal considerarsi qualcosa di necessariamente più strutturato ed includente e non può essere destinato solo ad un pubblico di iniziati, smart e smanettoni… il crowdfunding civico deve parlare a tutti!

L’idea che molti “addetti ai lavori” si sono fatti sulle possibilità del crowdfunding usato dalle pubbliche amministrazioni secondo me è troppo semplicistica e non tiene conto che tutte regole del crowdfunding che conosciamo, nel crowdfunding civico, subiscono una accelerazione, una amplificazione in termini di effetto.

Prendiamo per esempio il tema della CONDIVISIONE o della CO-CREAZIONE di un progetto: se nel crowdfunding un “progetto partecipato” è un valore ancora opzionale, nel crowdfunding civico è una costante obbligatoria, continua, inevitabile. Le amministrazioni pubbliche e i progettisti che vogliono intraprendere un percorso del genere devono tenere in considerazione questa variabile e fare un lavoro che parte soprattutto dal linguaggio.

Il linguaggio del progetto

Il punto di partenza deve essere che il progetto in crowdfunding, qualsiasi esso sia, comincia il suo percorso (tecnico, logico, logistico, progettuale, narrativo, emotivo) dal momento in cui viene presentato, anche nella sua forma primitiva ed abbozzata.

I luoghi di sviluppo, socializzazione e sostegno del crowdfunding civico ne devono ovviamente tenere conto. Una piattaforma di CF civico diventa quindi un imbuto in cui idee e progetti, proposte della comunità, non solo vengono esposte ma vengono letteralmente contaminate e diventano di pubblico dominio. Questa condizione è per certi versi inedita.

Ecco quindi che il linguaggio del progetto non è solo il suo racconto (lo storytelling o l’esposizione in bella copia) ma diventa anche la struttura stessa in cui è inserito, il sistema di strumenti a cui è sottoposto.

Tradotto: Il CF civico è un incubatore di progetti territoriali fatto da cittadini, associazioni e amministrazione, in cui il contributo economico è solo una validazione sociale che arriva alla fine di un percorso necessariamente condiviso, trasparente, comprensibile e accessibile da tutti.

Il linguaggio della modalità

Crowdfunding è una parola complessa, spesso pronunciata male e per gli italiani emotivamente poco coinvolgente e poco comprensibile. Se ne parla, in Italia, con un misto di mitologia e bizantinismo, tali da renderlo ad oggi un tema ancora per pochi. Non abbiamo trovato un taglio per parlare di questa modalità in modo popolare.

Con il CF civico non possiamo però prescindere dalla parola “crowd” se vogliamo accendere una miccia fatta di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini di un territorio dobbiamo assolutamente contestualizzare non solo i progetti ma, appunto, il linguaggio della modalità. Spogliare il crowdfunding delle tante infrastrutture che abbiamo fino ad oggi accumulato, spogliarci forse anche del termine crowdfunding stesso, arrivare ad una sintesi che è già nella modalità.

Quindi alla domanda necessaria “come posso fare in modo che la mia vicina di casa conosca il crowdfunding?” deve seguire una ulteriore domanda, non priva di risvolti anche contraddittori “cosa succederà quando la mia vicina di casa saprà che esiste il crowdfunding?”

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