I Business Angel italiani nel 2019 hanno investito 53 milioni in startup, anche attraverso equity crowdfunding

Nel 2019 gli investimenti dei business angel italiani sono stati pari a 52,7 milioni con una crescita del 32,7% e su 88 operazioni. Solo 1,3 milioni investiti con equity crowdfunding

 

Business Angel italiani investono 53 milioni in startup nel 2019

 

Nell’indagine annuale condotta da IBAN, (Italian Business Angels Network) (qui l’intera survey), emerge una forte crescita degli investimenti realizzati unicamente dai Business Angels italiani nel 2019, come singoli o in syndication con altri Angels, anche tramite BAN (Business Angels Network) o Club d’investitori, segnando un più 32,7% rispetto al 2018. Si tratta di un ulteriore aumento che consolida la crescita degli investimenti diretti degli Angels italiani, che nel 2018 era stata del 75%. La cifra investita nel 2019 raggiunge così un totale di 52,7 milioni di euro, suddivisi in 88 operazioni.

Accanto a operazioni portate avanti esclusivamente da Business Angels (88 operazioni), si affiancano anche interventi in simbiosi con altri protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione, come i fondi di Venture Capital oppure attraverso le piattaforme di equity crowdfunding. Nel primo caso si tratta nel complesso di 51 operazioni per un totale di 230 milioni di euro investiti; nel secondo caso invece, come rilevato dell’Osservatorio Crowd-Investing del Politecnico di Milano, si tratta di 1,3 milioni di euro complessivamente stanziati da Angels italiani attraverso 27 operazioni. Un importo piuttosto limitato, sia rispetto ai 53 milioni complessivi, sia, soprattutto, rispetto ai 140 milioni raccolti con equity crowdfunding nel 2019 (qui la nostra infografica sul mercato dell’equity crowdfunding)

Il settore che maggiormente ha beneficiato degli investimenti degli “angels” è quello dell’ICT (35% degli investimenti nel 2019), in particolare per lo sviluppo di piattaforme di e-commerce relative a beni e servizi. A questo settore segue quello del terziario avanzato, che ha raccolto il 12% degli investimenti degli “angeli”, con un peso rilevante dei servizi finanziari, e dei beni di consumo (11% circa). Infine c’è interesse degli investitori anche verso startup che effettuano attività di ricerca e sviluppo nel settore della sanità e delle apparecchiature medicali (8%).

Il taglio medio degli investimenti fatti dagli Angels italiani è in crescita rispetto al 2018, con più del 50% delle operazioni che supera i 100mila euro e il 26% degli investimenti che vanno oltre il mezzo milione di euro. Nel 2019 gli Angels italiani hanno investito mediamente 220mila euro in ogni società target, continuando a preferire le società in fase di startup (66%) rispetto a quelle in fase di seed (34%). La Survey IBAN conferma tuttavia l’inversione del trend già monitorata nel 2018 a favore degli investimenti seed, che nel 2018 rappresentavano il 29% degli investimenti degli Angels e nel 2017 il 16%.

Le iniziative degli Angels sempre di più si attivano anche attraverso forme di collaborazione tra investitori. La Survey IBAN 2019 infatti conferma che gli investitori tendono ad unirsi in cordate per aumentare l’apporto finanziario e ridurre allo stesso tempo il rischio. Una strategia in grado di portare benefici a tutte le componenti coinvolte, con le aziende che ricevono capitali e supporto per proseguire nel loro percorso e gli investitori che aumentando il capitale investito accrescendo anche le possibilità di un ritorno economico positivo al momento della exit.

Difficilmente comunque gli Angels abbandonano dopo poco tempo la loro operazione. Il disinvestimento continua ad essere un fenomeno raro tra i Business Angels. Nel 2019 infatti solo l’11% del campione ha dichiarato di aver effettuato almeno un disinvestimento, verificatosi oltretutto in media ben 9 anni dopo l’investimento iniziale.

La survey di IBAN traccia anche un identikit degli angeli italiani: in media si tratta di uomini di età compresa tra i 40 e 50 anni con un livello di istruzione alto o molto alto, affiliati a IBAN, a uno dei BAN territoriali, o a un club d’investitori, del Nord Italia. Il passato professionale dei business angel italiani è soprattutto in ruoli dirigenziali o imprenditoriali e attualmente svolgono attività di libero professionista (39%) o imprenditoriale (28%).

Infine, tra i criteri utilizzati per prendere decisioni di investimento, i più significativi sono il potenziale di crescita del mercato (45%), il team (26%) e la strategia di uscita (11%).

Commenti chiusi