La ICO dell’italiana CharityStars, raccoglie $16 milioni. Ma le ICO non sono per tutti

Una delle prime ICO italiane, Adcoin, che rende il settore non-profit più trasparente, ha raccolto $16m in Ether. Un risultato che ha richiesto tempi lunghi e investimenti

 

 

AidCoin ICO milionaria italiana

AidCoin è una criptovaluta italiana, ideata dai fondatori della piattaforma benefica CharityStars e costruita sulla blockchain Ethereum, in modo da consentire di tracciare le transazioni effettuate per le donazioni, di usare la criptovaluta per trasferire fondi e di usare gli smart contract per garantire che le donazioni vengano utilizzate per il loro obiettivo. La finalità è rendere il settore non-profit più trasparente.

La sua ICO (Initial Coin Offering), ha raccolto in 90 minuti ben 16 milioni di dollari da oltre 1.500 sostenitori, raggiungendo, quindi, l’obiettivo di 14.333 Ether, valuta virtuale alternativa al Bitcoin, dopo gli 8.333 (circa 4 milioni di dollari) già collocati lo scorso novembre durante la fase di prevendita.

AidCoin permetterà a chiunque di seguire il flusso delle proprie donazioni all’interno di una piattaforma creata ad hoc, AidChain, che per ora interagisce solo con i progetti presentati su CharityStars, ma che prossimamente sarà in grado di interagire anche con i dati di qualsiasi onlus. AIDChain è infatti una piattaforma che offre un ecosistema di servizi per connettere le comunità del mondo non profit e, allo stesso tempo, garantire la tracciabilità delle donazioni.

Come abbiamo già avuto modo di scrivere su Crowdfunding Buzz, una ICO assomiglia molto a una campagna di reward crowdfunding, in cui il promotore raccoglie donazioni dando in cambio dei “gettoni virtuali” (token), proporzionalmente all’importo donato, che potranno essere utilizzati per fruire dei servizi offerti dal promotore stesso. In questo caso, si parla di “utility” ICO: i token acquistati serviranno appunto per accedere ai servizi offerti dall’emittente, come per esempio, nel caso di AidCoin, per fare donazioni trasparenti e sicure alle Onlus convenzionate con la piattaforma AIDChain.

Nelle ICO, la moneta accettata per acquistare i token di nuova emissione e cioè la nuova cryptovaluta (AidCoin nel nostro caso) è una cytpovaluta consolidata, soprattutto Ether (basata sulla blockchain Ethereum) o anche Bitcoin (basata sull’omonima blockchain). Nel 2017, le ICO hanno raccolto complessivamente importi equivalenti a $3,7 miliardi. Appunto, “equivalenti”: in realtà questo è il valore al tasso di cambio di Ether e/o Bitcoin, monete con le quali è avvenuta realmente la raccolta.

Ricapitolando, le ICO come AidCoin, NON offrono strumenti finanziari (es. azioni della società o titoli di debito), ma, semplicemente, dei gettoni digitali (token) da utilizzare per fruire di un servizio.

Ma allora perché raccolgono così tanto?

Perché le ICO raccolgono molto

  1. Rivalutazione della nuova moneta. Se il servizio abilitato dalla nuova cryptovaluta è molto utile per tanti potenziali utilizzatori, magari a livello mondiale, essa sarà molto richiesta e, dunque, se quotata su un exchange (mercato dove scambiare cryptovalute), potrà rivalutarsi anche moltissimo. Il valore complessivo di capitalizzazione di 21 ICO rilevate (fonte: TokenData) che nel 2016 hanno raccolto almeno $400 mila, è passato dai circa 90 milioni a circa 11.700 milioni in base alle quotazioni attuali, 130 volte (!). Gli incrementi vanno da un minimo di 1,45 volte (Blockpay) a ben 1720 volte (Stratis).
  2. Diversificazione degli investimenti in cryptovalute. Chi detiene Bitocoin ed Ethereum ad un prezzo medio molto più basso rispetto alla quotazione corrente, ha la necessità di reinvestirne parte in altro modo, per limitare il rischio di oscillazione e per puntare ad ulteriori guadagni. Ecco che le nuove monete costituiscono un’opportunità interessante, forse l’unica possibile in questo momento, se non si vogliono convertire i propri Bitcoin o Ethereum in euro o dollari. Di conseguenza, per esempio, chi aveva “minato” Bitcoin o Ethereum o chi li aveva acquistati anni fa e ne detiene quantità rilevanti, ne riversa una gran parte in ICO, puntando sulla rivalutazione delle nuove emissioni. Modalità che, come abbiamo illustrato sopra, sta effettivamente pagando.
  3. Serietà e validità dei progetti finanziati. Lanciare una ICO di successo presuppone comunque un progetto solido e credibile. Come abbiamo visto nel primo punto, la neo moneta deve effettivamente avere le potenzialità per essere adottata da un numero elevatissimo di utilizzatori. L’iniziativa deve dunque presentare solide basi tecniche e di modello di business, nonché un team completo e credibile. Tutto ciò presuppone che siano già stati fatti ingenti investimenti. Nel caso di AdCoin, per esempio, il promotore è la startup italiana Charity Stars che è stata finanziata dai fondi 360 Capital Partners e Rancilio Cube e da business angel, compresi quelli del network IAG, per oltre 2 milioni di euro (qui l’articolo di BeBeez).
  4. Investimenti elevati per preparare e promuovere la ICO. In un recente convegno, i fondatori di Charity Stars Francesco Nazari Fusetti e Domenico Gravagno, hanno rivelato di avere investito circa €300 mila per preparare e promuovere la ICO di AidCoin e circa 9 mesi di lavoro full-time di tutto il team per arrivare alla pre-sale. Le attività sono sia strategiche sia operative e includono, in estrema sintesi:
    1. la scelta della sede dove lanciare la ICO (AidCoin ha scelto la Svizzera che è legalmente e fiscalmente attrezzata per le operazioni in cryptovalute)
    2. la stesura di un approfondito White Paper (che spieghi in dettaglio come funziona l’iniziativa)
    3. la scelta di come distribuire i Token e il loro prezzo (p.es. l’hard cap cioè l’obiettivo massimo di raccolta, quanti token assegnare in pre-sale e a che a valore, quanti in sale, quanti da destinare al team e agli advisor ecc.)
    4. la verifica tecnica della sicurezza dello smart contract (ci sono società internazionali specializzate)
    5. la scelta e l’ingaggio di un exchange per il listing dopo che la moneta è stata emessa (molto raramente si viene ammessi automaticamente!). AdCoin è ora scambiata su Bitfinex
    6. la promozione della campagna di pre-sale ingaggiando PR specializzati e organizzando un road-show internazionale (AdCoin ha partecipato a 15 eventi in tutto il mondo), l’utilizzo e il presidio adeguato dei social network (p.es. Telegram è il più indicato per ingaggiare community di investitori in cryptomonete)
    7. ingaggiare un advisor riconosciuto per aumentare la credibilità del progetto e la sua visibilità agli occhi non solo degli investitori ma anche per esempio dei siti specializzati o degli exchange.

In conclusione, al contrario di quanto si sia portati a pensare e di quanto molta stampa abbia sinora sommariamente sostenuto, una ICO è “una cosa seria”. Richiede preparazione, studio, tempo e fondi disponibili. D’altra parte, a meno di non avere già ampie scorte di Bitcoin o Ethereum acquisiti a bassissimo costo, anche investire in nuove emissioni non può essere fatto a cuor leggero e senza preparazione: richiede capacità di valutare le potenzialità di adozione del modello della criptovaluta, la sua solidità tecnologica, le competenze e la storia del team, le sue potenzialità di rivalutazione.

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[…] Investire in progetti blockchain e in ICO, tuttavia, richiede esperienza, sia nella valutazione dei progetti, sia per comprendere la portata dell’opportunità (v. nostro articolo su AdCoin). […]

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