Ora si fa sul serio: Equity Crowdfunding esteso a tutte le PMI italiane

Il Parlamento ha approvato ieri sera un emendamento alla legge di stabilità che estende a tutte le PMI, e non solo a quelle innovative, l’accesso all’equity crowdfunding

 

Equity crowdfunding esteso a tutte PMI italiane

Segnatevi questa data: 24 Novembre 2016.

E’ quella in cui è stato approvato dal Parlamento un emendamento alla legge di stabilità che estende a tutte le PMI italiane la possibilità di finanziarsi attraverso le piattaforme di equity crowdfunding. Ricordiamo che fino ad ora tale privilegio era riservato alle startup e alle PMI innovative.

Lo “stalking” di cui noi operatori del settore abbiamo fatto oggetto l’opinione pubblica e la classe politica ha dunque portato i suoi frutti.

In una nota, l’on. Maurizio Bernardo (Ap), presidente della Commissione Finanze della Camera ed esponente di Area Popolare, che ha sottoscritto gli emendamenti Galgano-Giulietti, ha affermato: “Con l’approvazione dell’emendamento sul crowdfunding viene estesa a tutte le Pmi italiane la possibilità di ricorrere ai portali online per la raccolta di capitali di rischio. Adesso c’è uno strumento in più per avvicinare il risparmio privato al capitale del tessuto produttivo italiano riducendone la dipendenza dal canale bancario. Si tratta di un provvedimento che non ha precedenti in Europa e mette l’Italia all’avanguardia, sul piano normativo, nel campo del crowdinvesting, un fenomeno nuovo che ha consento di raccogliere, nel mondo, oltre 28 miliardi di dollari”.

Che non abbia precedenti in Europa è piuttosto discutibile, ma, indubbiamente, si tratta di un provvedimento storico per l’Italia in quanto, come dice anche Bernardo, “si estende la platea dei beneficiari dalle attuali 104 a oltre 130mila imprese, come evidenziato nel rapporto Cerved sulle Pmi del 2016”.

In particolare, l’emendamento modifica alcuni articoli del testo unico della finanza (DL N 58 del 1998) fondamentali per l’equity crowdfunding:

  • Definizione di portali per la raccolta di capitali online (art 1 comma 5 novies): mentre prima si definivano tali quelli la cui attività di raccolta di capitale di rischio era limitata a startup e pmi innovative, ora lo sono quelli che raccolgono capitali di rischio a favore di tutte le PMI come definite dalla disciplina dell’Unione europea.
  • Gestione di portali per la raccolta di capitali (art 50 quinquies): l’emendamento sostituisce in tutto l’articolo “startup e PMI innovative” con “PMI”. In pratica, è l’articolo in cui si dettaglia meglio quali sono i requisiti e le attività di una piattaforma di equity crowdfunding, la quale, dunque, diventa “il soggetto che esercita professionalmente il servizio di gestione di portali per la raccolta di capitali per le PMI, per gli organismi di investimento collettivo del risparmio e per le società di capitali che investono prevalentemente in PMI”. Quest’ultimo punto porta a una conseguenza interessante: di fatto, possono raccogliere con equity crowdfunding anche gli OICR (cioè fondi comuni d’investimento, le Sicav e le Sicaf) e le società di capitali che investono prevalentemente in società non quotate, basta che siano PMI e cioè che non superino 50 milioni di fatturato e non abbiano più di 250 addetti.

In conclusione, considerando anche quest’ultimo emendamento, la legge di stabilità 2017, se approvata, è un gigantesco passo avanti nello sforzo di convogliare i risparmi degli italiani verso l’economia reale.

Riassumiamo qui i punti principali:

  • Detrazione fiscale del 30% per gli investimenti in startup e PMI innovative
  • Esenzione fiscale sui capital gain:
    • Per i privati, che possono sottoscrivere un Piano Individuale di Risparmio (PIR), e investire fino a 30mila euro l’anno, per un massimo di 150mila euro in 5 anni, in società italiane non quotate
    • Per gli investitori istituzionali, come i fondi pensione o le casse previdenziali, che possono dedicare fino al 5% dei loro asset in società non quotate o in OICR che investono prevalentemente in queste società.
    • Per i fondi di investimento, se il 70% degli investimenti a lungo termine viene allocato in società “made in Italy” non quotate, mentre l’ulteriore 30% resta libero per qualsiasi alternativa di asset allocation.
  • Estensione della raccolta con equity crowdfunding a tutte le PMI

In sostanza, se non ci sfugge qualcosa, potrebbero quindi verificarsi scenari di questo tipo: una Sicav o un fondo possono investire in PMI italiane direttamente o comprandone quote attraverso piattaforme di equity crowdfunding. La Sicav o il fondo (se investono prevalentemente in PMI non quotate) possono essere finanziati dall’INAIL o da altri fondi pensione, o anche attraverso le piattaforme di equity crowdfunding. I singoli privati possono costituire un PIR presso il proprio gestore destinando fino a 30k all’anno ad investimenti in PMI da effettuare direttamente attraverso piattaforme di equity crowdfunding o indirettamente acquistando quote della Sicav o del fondo di cui sopra.

Tutti questi investitori, se la PMI è innovativa, possono detrarre il 30% del loro investimento dalle tasse e non pagare tasse in caso di exit. Se la PMI non è innovativa, avranno solo il beneficio fiscale sul capital gain in caso di exit.

E così il cerchio si chiude: win-win per tutti, imprese e investitori, grandi o piccoli che siano.

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