Peer to peer lending: gli interessi sui prestiti online saranno tassati al 26% come gli altri strumenti finanziari

Un emendamento presentato dal deputato Sebastiano Barbanti è stato inserito nella manovra finanziaria che sarà sottoposta al voto di fiducia nei prossimi giorni

 

P2P lending tassazione 26 percento

La Commissione Bilancio ha approvato l’emendamento a firma di Sebastiano Barbanti (PD), membro della Commissione Finanze, che propone, per interessi e capital gain derivanti da investimenti in prestiti erogati da privati a privati e imprese tramite piattaforme fintech, la medesima tassazione applicata oggi ai redditi degli strumenti finanziari e quindi un’aliquota del 26% e non più l’aliquota marginale applicata ai redditi personali. L’emendamento, quindi, farà parte del testo che sarà portato alla Camera per il voto di fiducia nei prossimi giorni e dunque è dato per scontato che la modifica proposta diventerà legge.

Come riporta BeBeez.it, Nel dettaglio, l’emendamento modifica l’art. 44 del testo Unico delle imposte sui redditi, introducendo la specifica che le piattaforme fintech in questione devono essere gestite da società autorizzate da Banca d’Italia in quanto finanziarie ex art. 106 TUB e/o da istituti di pagamento e che le stesse piattaforme devono operare una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta sui redditi da capitale.

La modifica era stata chiesta a gran voce da tutte le piattaforme dedicate al lending da parte di privati ed era uno dei temi che erano stati sollevati da AssoFintech in occasione dell’audizione alla Camera lo scorso novembre nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul fintech.

Sempre in quell’occasione l’associazione di categoria aveva chiesto anche di affrontare il tema del codice fiscale di soggetti non residenti: a oggi infatti chiunque sottoscriva un contratto di natura patrimoniale in Italia deve fornire un codice fiscale italiano al fornitore, il che certo non è impossibile ma richiede un impegno da parte dell’utente, il quale spesso vista l’immediatezza di internet, perde interesse all’operazione e non la fa più. Anche questa questione ora sembra risolta, visto che lo stesso emendamento sulla tassazione del lending con una riga introduce una modifica di legge che fa sì che al posto del codice fiscale possano essere considerati sufficienti una serie di dati anagrafici delle persone fisiche o giuridiche.

Ancora in sospeso sono invece altri due emendamenti proposti nei giorni scorsi che ricalcavano altrettante istanze di AssoFintech presentate in audizione alla Camera. Da una parte Silvia Fregolent, insieme al presidente della Commissione Finanze Maurizio Bernardo, hanno presentato un emendamento che punta rendere possibile un mercato secondario delle quote di società che raccolgono capitali tramite portali di equity crowdfunding; e dall’altro lato, un emendamento presentato da Bernardo, Fregolent e Barbanti che chiede di spingere i Pir a investire almeno l’1,5% dei loro asset in venture capital o meglio, in fondi o società di capitali che investano almeno il 70% dei loro asset in startup innovative.

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