Secondo trimestre da record per l’Equity Crowdfunding in Italia con quasi 15 milioni di raccolta

Con 14,8 milioni raccolti e 35 società finanziate nel Q2 2019, l’equity crowdfunding italiano batte ogni record raccogliendo quasi il doppio del secondo trimestre del 2018

 

Equity Crowdfunding Italia 2019 Q2

 

Il secondo trimestre del 2019 segna una serie di nuovi record per l’equity crowdfunding italiano che intensifica così la sua crescita. La raccolta complessiva è stata di 14,8 milioni con 35 società finanziate, 1,8 milioni in più rispetto al precedente trimestre che aveva stabilito il precedente record. In totale, nei primi 6 mesi del 2019, l’equity crowdfunding ha finanziato 69 società per 27,9 milioni di euro.

Ricordiamo che in tutto il 2018 erano stati raccolti 36 milioni e, dunque, in soli 6 mesi, l’equity crowdfunding italiano ha raggiunto il 77% dell’intero anno precedente (qui la nostra infografica).

Ma c’è un altro segnale estremamente rilevante ed è relativo al numero di investimenti: nel primo semestre sono stati 9.000 contro i 9.300 dell’intero 2018.

Tornando ai risultati del Q2 2019, la media della raccolta è stata di €423.000 per ogni campagna di successo, peraltro con una distribuzione piuttosto accentuata: le prime 10 campagne, che hanno raccolto 2/3 del totale (€9,75 milioni) hanno raccolto in media 975 mila euro, mentre per le altre 25 la raccolta media è stata di 200 mila euro.

 

Grafico equity crowdfunding campagne finanziate Q2 2019

 

Ciascuna campagna ha coinvolto mediamente 106 investitori con un investimento medio di €4.000 (la media del semestre è €3.100) e a fronte di una valutazione pre-money media di €2,3 milioni.

Nel trimestre, la piattaforma che ha raccolto di più è stata Walliance, crowdfunding immobiliare, con 2,5 milioni e 2 progetti immobilari chiusi con successo, seguita da BacktoWork24 (recentemente partecipata da Banca Intesa) con ben 7 campagne di successo e 2,3 milioni raccolti e dalla “new entry” TheBestEquity che con il progetto calcistico Pordenone2020 ha chiuso la sua prima campagna con 2,28 milioni raccolti.

Altre quattro piattaforme hanno concluso il Q2 2019 raccogliendo ciascuna più di 1 milione. Si tratta di Opstart (1,8 milioni con 5 campagne chiuse), Mamacrowd (1,5 milioni e 4 campagne chiuse), Crowdfundme (1,4 milioni e 5 campagne chiuse), 200Crowd (1,2 milioni e 3 ampagne chiuse).

Da segnalare che, oltre alla già citata TheBestEquity, altre tre nuove piattaforme hanno chiuso la loro prima campagna: Lita (1 campagna da €300 mila), Fundera (1 campagna da €226 mila) e Crowdinvest (una campagna da €61 mila). Ma anche altre piattaforme storiche del panorama italiano hanno contribuito al successo di questo trimestre: NextEquity ha chiuso una campagna da €600k, WeAreStarting ne ha chiuse 3 per un totale di €500k e Starsup ne ha chiusa una da €150k.

Considerando però l’intero 1mo semestre, la classifica, almeno per i primi tre posti, conferma il trend dell’anno scorso, con Mamacrowd (7,1 milioni e 10 società finanziate), Crowdfundme (4 milioni e 11 società finanziate) e Walliance (3,6 milioni e 3 campagne finanziate).

Segnaliamo infine un trend relativo alle modalità di raccolta che avevamo sottolineato già nel 2018, ma che quest’anno si è notevolmente consolidato. Nel 2018, rispetto agli anni precedenti, le società proponenti avevano raccolto in overfunding lo stesso importo proposto come obiettivo minimo di raccolta (€160 mila in media). In questi primi sei mesi, il rapporto si è completamente ribaltato, tanto che pur essendo mediamente aumentato l’obiettivo minimo (€195 mila), la quota raccolta in overfunding è stata addirittura superiore (€205 mila).

In conclusione, il trend di questi primi sei mesi del 2019 sembra confermare le nostre previsioni, rilasciate lo scorso Ottobre, in base alle quali l’equity crowdfunding in Italia avrebbe raggiunto i 60 milioni di raccolta alla fine di quest’anno. Se da un alto si sta elevando la qualità media dell’offerta e, dunque, anche l’entità media della raccolta, dall’altro (e qui la realtà è molto superiore alle previsioni) gli Italiani hanno evidentemente sempre più familiarità con questo strumento di investimento che consente di finanziare direttamente l’economia reale.

Peraltro, siamo convinti che il vero potenziale non sia ancora stato espresso e che ci siano margini per una crescita ancora più rapida.

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