Un 2018 da record per gli investimenti startup italiane: raccolti 600 milioni in equity

I maggiori investitori sono stati i fondi esteri, ma aumenta il contributo dei Venture Capital e dei Business Angel e soprattutto quello dell’Equity Crowdfunding

 

Osservatorio Politecnico startup raccolgono 600 milioni nel 2018

Secondo l’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano, nella sesta edizione del rapporto realizzato in collaborazione con Italia Startup, l’Associazione dell’ecosistema startup italiano, nel 2018 le startup italiane hanno raccolto 267 milioni di euro in più rispetto al 2017, quasi raddoppiando il valore complessivo del settore.

Invstimenti in startup 2017-2018Nel 2018 gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia ammontano a 598 milioni di euro, in crescita dell’81% rispetto al valore totale consuntivo del 2017 (331 milioni). Nel 2018 le startup hi-tech raccolgono 267 milioni di euro in più rispetto al 2017, quasi raddoppiando il valore complessivo. Un valore che sfiora i 600 milioni di euro.

 

Investitori formali

Gli investimenti da parte di attori formali (fondamentalmente i fondi di Venture Capital e di Corporate Venture Capital) raddoppiano, passando dai 107 milioni del 2017 ai 215 milioni del 2018.

Secondo il report, le ragioni alle spalle di tale espansione sono molteplici. In primis, la presenza di startup e scaleup sempre più meritevoli e ad alto potenziale, in grado di attrarre grandi operazioni: per la prima volta 12 round nell’ordine delle decine di milioni di euro. Queste operazioni da sole valgono oltre 315 milioni di euro, e coinvolgono pesantemente i VC nazionali – con alcuni casi rilevanti di syndication insieme a attori informali e privati. In secondo luogo, la rivalutazione positiva degli investimenti passati effettuata nel 2017 da parte di alcuni tra i principali “fondi di fondi”, che ha portato un nuovo afflusso di capitali a disposizione dei VC per investire a partire dal 2018.

Investitori internazionali

Gli investimenti esteri nel 2018 raggiungono i 229 milioni di euro (38,3% sulla raccolta complessiva), +82% rispetto ai 126 milioni di euro consuntivati nel 2017. Questo dato, estremamente positivo, è tuttavia impattato in maniera netta da singole grandi operazioni (una delle quali addirittura in tripla cifra, 100 milioni di euro, vero e proprio record per il nostro ecosistema).

L’investment inflow, ossia i capitali attratti dall’ecosistema startup hi-tech da parte di player esteri, provengono prevalentemente da USA (72,73%), Europa (23,36%), Cina (3,77%) e Brasile (0,06%).

Focalizzandosi sui 53,5 milioni di euro provenienti da investitori Europei, si riscontra un 71% da investitori con sede in UK (una percentuale doppia rispetto al 2017, a testimonianza del forte interesse mostrato da investitori britannici per le nostre startup), seguiti da Benelux e Svizzera (7 % ciascuno), Francia e Germania (entrambe al 5%) e Spagna (4%). Anche quest’anno, inoltre, la stragrande maggioranza degli investimenti internazionali proviene da attori formali (203 milioni di euro, pari all’88,6% del totale).

Investitori informali

Invstimenti in startup incremento % 2017-2018Sono stati importanti per le startup anche gli investimenti degli operatori informali, che in Italia hanno un grande margine di sviluppo viste la distribuzione della ricchezza e la tendenza al risparmio. Il risultato è un valore complessivo di 154 milioni di euro, in forte crescita rispetto ai 98 milioni del 2017. Nel dettaglio la crescita maggiore è quella dell’equity crowdfunding, che ha raccolto oltre 30 milioni di euro, il triplo rispetto al 2017.

La strada per rendere il nostro ecosistema startup hi-tech favorevole non solo alla nascita, ma anche al finanziamento, sviluppo e crescita di startup è ancora lunga e tortuosa, ma tracciata.” afferma Antonio Ghezzi Direttore dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano. “Si tratta ora di abilitare il passaggio da uno ≪startup ecosystem≫ a uno ≪scaleup ecosystem≫, caratterizzato sempre più da round di dimensioni significative che consentano alle startup di scalare e crescere a livello internazionale, evitando un loro prematuro trasferimento in altri paesi per via di carenze strutturali nell’accesso al capitale di rischio e a competenze di supporto a livello nazionale”.

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