Il crowdfunding per la cultura funziona? Sì, se lo si sa usare. Il caso di un successo italiano

Le campagne di crowdfunding dedicate alla cultura funzionano se sono ben pianificate e gestite: quella per la realizzazione di un documentario su Gipo Farassino ha raccolto €14.000 sulla piattaforma specializzata “Innamorati della Cultura”

 

crowdfunding per la cultura

Gestire una campagna di crowdfunding significa mettere in atto una vera e propria campagna di comunicazione. Non tutti sono in grado di realizzarla e, soprattutto, non tutti sanno che per realizzarla oltre alle competenze è necessario preventivare tempo e costi. C’è chi ci è riuscito e bene. Come è il caso del documentario “Gipo lo zingaro della barriera”, campagna terminata con successo e promossa dalla piattaforma “Innamorati della cultura”, piattaforma italiana specializzata in campagne in ambito culturale.

La campagna per il documentario è stata proposta dal regista, Alessandro Castelletto, e dalla figlia del noto chansonnier piemontese Gipo, Valentina. La durata di 60 giorni, standard ormai per molte campagne italiane, ha consentito la raccolta di oltre 13.000 euro attraverso la piattaforma e di altrettanti con bonifico bancario. Perché questa distinzione? I fan di Gipo Farassino non sono persone digitalizzate e, fatto che accade solo in Italia, hanno preferito rimanere su strumenti tradizionali. La ricetta del successo della campagna è dovuta a ingredienti ben dosati e, soprattutto, a una squadra di persone motivate ed entusiaste.

  1. Il tempo – Dall’idea di realizzare una campagna di crowdfunding alla messa online del progetto sono passati almeno 4 mesi. La programmazione è fondamentale per qualsiasi attività ma nel caso di “Gipo lo zingaro della barriera” ha portato alla costruzione di una strategia articolata e ben congegnata dove nulla è stato lasciato al caso
  2. Il team – i progettisti, coadiuvati e sostenuti da amici, professionisti e fan. Le attività di comunicazione, gestione e raccolta sono state realizzate e poi portate avanti da più persone ognuna con un ruolo. Luca Morino, storico leader dei Mau Mau con i suo video virali ha creato un mood indimenticabile.
  3. Il piano ricompense – questo elemento, che spesso viene trascurato è invece il motivo principale che attira le donazione. Certo, inviare una ricompensa ha un costo. Ma il denaro che arriva dalla raccolta è un regalo. Ricompense generose, ricche e interessanti sono il giusto scambio che una persona si aspetta per aver sostenuto il progetto. Nel caso di “Gipo lo zingaro della barriera” la scelta era ampia. Fra l’ampia scelta c’erano anche bottiglie di vino prodotte dalle vigne del cantante piemontese. Una vera chicca andata a ruba in un attimo.
  4. La comunicazione – Comunicazione, comunicazione, comunicazione. Si parla di social media, di video virali e di eventi. Non troppi e nemmeno troppo pochi. Ma il polso della campagna non ha mai smesso di pulsare.
  5. L’entusiasmo – ogni attività è stata portata avanti con energia e grande determinazione. In nessun momento è mai venuta a mancare l’intenzione di raccogliere e raggiungere l’obiettivo. Nel crowdfunding la risposta non è certa. Quello che però è certo è che se si chiede e si insiste le cose arrivano.
  6. Il crowd – stiamo parlando di folla. Scopo del crowdfunding è raccogliere denaro. Ma, anche e soprattutto, quello di costruire attorno al progetto una “folla” di sostenitori pronti a seguire nelle future avventure. La scelta di una piattaforma specializzata favorisce la comunicazione del progetto perché il crowd, le persone che si raccolgono attorno sono già sensibilizzate e attente. Negli Stati Uniti è normale scegliere la piattaforma ricorrendo a speciali applicazioni che, sulla base delle statistiche di successo o meno dei progetti, consigliano dove pubblicare la propria campagna.

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