Per Banca D’Italia il P2P lending può divenire un’efficace fonte di finanziamento alternativa per le PMI

Uno studio appena rilasciato da Banca d’Italia sul lending peer-to-peer ne illustra le caratteristiche innovative e le effettive potenzialità

 

Relazione di Banca Italia sul social lending

Banca d’Italia ha recentemente pubblicato una dettagliata analisi delle Piattaforme Online di P2P Lending (o Lending Crowdfunding), con il duplice scopo di analizzarne i benefici per il mercato del credito e di valutarne l’impatto sull’evoluzione del sistema finanziario.

La piattaforma Prestiamoci, (peer-to-peer lending tra privati), ne ha fornito un’eccellente sintesi sul suo blog.

Mentre a livello mondiale i paesi in cui il lending crowdfunding è più diffuso sono la Cina, il Regno Unito e gli USA, nell’Europa continentale i prestiti erogati tramite le piattaforme sono ancora poco diffusi; nel 2015 si stima che siano stati erogati prestiti per quasi 700 milioni di euro, comunque il doppio rispetto all’anno precedente.

In Italia, secondo i dati di P2PLending, che monitora il P2P Lending in Italia, nel 2016 sono stati erogati oltre 64 milioni di Euro di prestiti, con un aumento pari a +524% rispetto al 2015.

I fattori che contribuiscono alla crescita di questa nuova forma di finanza alternativa derivano dalle soluzioni tecnologiche adottate dalle piattaforme, in quanto consentono:

  • di fornire più efficienti servizi di gestione del rischio di credito e di liquidità
  • di ridurre notevolmente i costi generali rispetto alle banche tradizionali eliminando la necessità di mantenere una rete di filiali e sportelli
  • di ridurre il tempo tra la richiesta di finanziamento e l’erogazione del prestito

Tra i benefici per il sistema creditizio, la relazione di Banca d’Italia individua in particolare la riduzione del costo dell’intermediazione finanziaria, la maggiore diversificazione del portafoglio di famiglie e investitori istituzionali e l’incremento dell’offerta di credito verso le famiglie e le PMI.

Vengono tuttavia messi in luce anche i rischi, che attengono in primo luogo a un’allocazione non efficiente del risparmio. Il rischio cioè che le piattaforme, per aumentare velocemente i volumi finanziati, possano non selezionare in modo sufficientemente accurato i richiedenti, rischiando così di finanziare soggetti non meritevoli.

Esiste anche il rischio teorico legato alla scarsa informativa che, però, in Italia non è un problema reale grazie alla normativa sul credito al consumo.

Tra le conclusioni riportate nello studio di Banca d’Italia, riportiamo quella a nostro parere più significativa:

Così come negli anni ’90 del secolo scorso il forte sviluppo dei mercati obbligazionari, specialmente negli USA, ha permesso a molte imprese di media dimensione di ridurre la propria dipendenza dal credito bancario, allo stesso modo il Lending Crowdfunding ha le potenzialità per divenire una fonte di finanziamento alternativa per le piccole imprese. Iniziative quali quella del Governo del Regno Unito, che prevede l’obbligo per i maggiori intermediari di mettere a disposizione delle FinTech i dati creditizi in loro possesso sulle PMI, possono costituire un importante supporto allo sviluppo del Lending Crowdfunding”.

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