Civic Crowdfunding: scambio di opinioni presso lo spazio LOGIN

Nel corso di un evento dedicato al Civic Crowdfunding, il Comune di Milano ha ribadito il suo prossimo bando per appoggiare le startup attraverso una piattaforma di crowdfunding ancora da selezionare. Ma è vero Civic Crowdfunding?

 

civic crowdfunding

Si è tenuto ieri 17 Febbraio presso lo spazio di coworking Login l’evento dedicato al Civic Crowdfunding.

Hanno preso parte al dibattito, moderato da Francesco Cancellato, Ivana Pais (docente Università Cattolica), Cristina Tajani (Assessore alle Politiche per il Lavoro del comune di Milano), Angelo Rindone (fondatore Produzioni dal basso), Agnese Agrizzi (co-founder Idea Ginger) e Valentino Ditoma (senior manager NTT DATA Italia).

L’incontro è stato occasione di riflessioni sulle esperienze passate, quale quella che ha visto la raccolta di oltre 300 mila euro per il portico di San Luca a Bologna, ma anche occasione per presentare iniziative future, quali quella promossa dal Comune di Milano.

A breve infatti verrà reso pubblico il bando riservato alle piattaforme di Crowdfunding per poter candidarsi ad ospitare i progetti che verranno approvati dal Comune che, dunque, ha optato per l’utilizzo di una piattaforma già esistente evitando la creazione di una piattaforma ad hoc.

Si è dibattuto anche sulle modalità di coinvolgimento delle istituzioni pubbliche all’interno dei progetti di Civic Crowdfunding: il Comune di Bologna ha coperto un terzo della raccolta per il portico di San Luca ad inizio campagna mentre il Comune di Milano destinerà fondi alle startup solamente dopo che queste avranno raccolto la metà dei fondi necessari.

Al di là delle modalità di coinvolgimento e delle attività delle istituzioni nei confronti delle startup o dei progetti, ciò che a mio avviso è spunto di riflessione è il fatto che si rischi di creare grossa confusione quando si parla di Civic Crowdfunding.
Guardando in particolare al progetto portato avanti dal Comune di Milano vediamo come l’obiettivo sia di finanziare startup con finalità sociale che danno valore aggiunto alla città.

La possibilità di finanziamento per questo tipo di realtà è ad oggi possibile grazie all’Equity Crowdfunding, in particolare quando si parla di startup a vocazione sociale.
Ciò su cui a mio avviso bisognerebbe porre l’accento quando si parla di Civic Crowdfunding è la possibilità di realizzare opere pubbliche con il finanziamento dei privati.

Ecco allora che sarebbe più corretto non far ricadere sotto la voce Civic Crowdfunding anche le startup, ancorché queste siano in grado di dare valore aggiunto alla città, ma limitare l’appellativo di Civic Crowdfunding a quelle opere o a quei servizi pubblici che non sono realizzabili per mancanza di fondi da parte delle autorità locali.

Sulla base di queste premesse si potrebbe costruire un modello legislativo ad hoc, partendo magari dalla Legge Merloni del 1998 in materia di Project Financing, che consenta lo sviluppo del finanziamento delle opere pubbliche, e in particolare di quelle in grado di produrre reddito, delineando più chiaramente il quadro di riferimento.

Stefano Sampietro

Studente presso USI Lugano, appassionato di Crowdfunding

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