Addio alla costituzione online di startup innovative: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Notariato

Il passo nel futuro compiuto dal Mise nel 2016, costituire una startup online senza andare dal notaio, è stato cancellato da una sentenza del Consiglio di Stato

 

Il Consiglio di Stato dice addio a costituzione di startup online

 

Le startup innovative non potranno più essere costituite online. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del Consiglio nazionale del Notariato contro il decreto del Mise che dal 2016 regolava questa modalità “agile” di istituzione delle imprese innovative.

La sentenza della massima Giustizia amministrativa stabilisce che, da oggi e fino a nuovo intervento legislativo, le startup italiane non potranno più costituirsi gratuitamente online e dovranno sottostare ai precedenti adempimenti burocratici. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso che era stato precedentemente presentato dal Consiglio Nazionale del Notariato presso il TAR Lazio, dove era stato respinto, opposto dall’Avvocatura dello Stato per il Ministero dello Sviluppo Economico e dall’associazione Roma Startup.

Come riportava il Sole24Ore, al 30 settembre 2020 erano arrivate a quota 3.422 le startup innovative avviate in forma completamente digitale e gratuita in modo particolare nel terzo trimestre, con ben 292 società iscritte attraverso la modalità di costituzione online, il numero più alto registrato in questo periodo dal 2016 a oggi.

Economyup sintetizza bene la sentenza: in parole povere è stato individuato un vuoto legislativo nella procedura prevista dal decreto, che potrebbe essere sfruttato per aggirare la procedura di costituzione ordinaria di una società srl (non startup innovativa), attraverso la creazione di una finta startup da trasformare poi in srl vera e propria. Da qui, la decisione di abrogarlo completamente, togliendo la possibilità a tutte le startup innovative di percorrere l’iter che era stato creato appositamente per agevolarle.

Secondo il Consiglio di Stato “il potere esercitato dal Ministero attraverso il decreto impugnato non poteva avere alcuna portata innovativa dell’ordinamento, ovvero, nello specifico, non poteva incidere sulla tipologia degli atti necessari per la costituzione delle start up innovative, così come previsti dalla norma primaria”.

La sentenza si basa sull’art. 11 della Direttiva 2009/101/CE, che sancisce che “in tutti gli Stati membri la cui legislazione non preveda, all’atto della costituzione, un controllo preventivo, amministrativo o giudiziario, l’atto costitutivo e lo statuto della società e le loro modifiche devono rivestire la forma di atto pubblico”.

Inoltre, secondo il Consiglio di Stato, il decreto del Mise avrebbe illegittimamente ampliato l’ambito dei controlli dell’Ufficio del Registro dell’imprese, “senza un’adeguata copertura legislativa che autorizzasse tale innovazione (circa il rapporto tra l’atto impugnato e la legge che ne ha previsto l’emanazione valgono le considerazione già espresse a proposito del primo motivo di appello); di conseguenza, alla luce della natura del controllo effettuato dall’Ufficio del Registro nel nostro ordinamento, così come innanzi delineato, non appaiono infondati i dubbi dell’appellante circa la possibilità di ovviare alla modalità tradizionali di costituzione delle società, pena il concreto rischio di porsi in contrasto con la Direttiva citata”.

Gianmarco Carnovale, presidente di Roma Startup, ha stigmatizzato la sentenza commentando: “andiamo quindi avanti a passi del gambero giocando con la credibilità del Paese, per proteggere qualche consulenza ad una piccola casta fuori dal tempo, auspicando che non ci siano conseguenze per le startup già costituite con questa modalità“.

Sulla stessa linea Angelo Coletta, Presidente di InnovUp: “la traiettoria verso la digitalizzazione, sburocratizzazione e semplificazione dei rapporti tra l’amministrazione pubblica e il tessuto economico ha subito un brusco colpo di arresto proprio in un settore strategico come quello dell’innovazione tecnologica in una fase storica particolarmente impegnativa”.

Intanto il deputato di M5S Luca Carabetta ha annunciato che depositerà immediatamente un’interrogazione al ministero dello Sviluppo Economico per chiedere conto delle attività che intende portare avanti per tutelare i nuovi imprenditori, dichiarando che “la norma, concepita per alleggerire le procedure di avvio di una startup, ha sempre avuto supporto politico bipartisan e va incontro ai principi di semplificazione e digitalizzazione richiesti anche recentemente a livello comunitario con la proposta degli Startup Nations Standard, al fine di rendere il nostro Paese più competitivo e più ospitale per le nuove imprese tecnologiche”.

Il Consiglio Nazionale del Notariato ha invece dichiarato a CorCom: “questa sentenza consente quindi di rimarcare come il Notariato non sia assolutamente contrario al modello ‘startup innovativa’ ed il fatto che il 75% di esse venga costituito attraverso l’atto pubblico notarile ne è la dimostrazione più evidente e pone l’accento sull’importanza del controllo di legalità preventivo in ambito societario al fine di mantenere l’affidabilità dei pubblici registri e non consentire ad organizzazioni malavitose di utilizzare indiscriminatamente nuovi modelli societari particolarmente appetibili in quanto significativamente agevolati, ma non adeguatamente controllati e sorvegliati”.

 

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