La startup svizzera dal cuore italiano ArtID chiude la sua prima STO con una raccolta di 1,26 milioni di euro

La Security Token Offering (STO) era stata lanciata nell’aprile 2020 sulla piattaforma specializzata Stokr, con una raccolta massima di 5 milioni di euro

ArtID

La società svizzera ma dal cuore italiano ArtID ha chiuso la sua prima STO (Security Token Offering), con una raccolta di 1,26 milioni di euro. Lo ha reso noto la società nei giorni scorsi. La STO era stata lanciata nell’aprile 2020 con una raccolta massima di 5 milioni di euro. I fondi raccolti con la STO saranno impiegati per potenziare il marketplace di ArtID attraverso l’acquisto di 6.000 foto artistiche a tiratura limitata e per finanziare il suo piano industriale.

Per l’operazione, ArtID aveva scelto come advisor  Milano Global Advisor (MGA) e come piattaforma per ospitare la STO Stokr, con sede in Lussemburgo. Quest’ultima consente di collocare titoli (securities) digitali, cioè titoli emessi attraverso token che identificano quote della società emittente e danno diritto o una quota del fatturato (revenue sharing) o una quota dei profitti (profit sharing). L’erogazione degli eventuali pagamenti è regolata da uno “smart contract” connesso al token e si appoggia a un conto gestito dall’istituto di diritto francese Lemonway (cui si appoggiano anche molte piattaforme di lending crowdfunding, anche in Italia).

Chi è ArtID

ArtID è stata fondata nel 2016 a Lugano da Stefano Vablais (AD) e Luca Muttoni. L’azienda dal giugno 2018 permette di certificare digitalmente le opere d’arte sulla blockchain di Ethereum. In ArtID, come si legge sul sito, il certificato digitale di un’opera è una cartella “zip” contenente tutta la documentazione ad essa riferita, quali foto in alta risoluzione, autentica dell’autore, documenti relativi all’eventuale archiviazione, evidenza delle mostre in cui l’opera è stata esposta, indicazioni di pubblicazioni rilevanti, estratti di pubblicazioni che contengono informazioni sull’opera.

Il certificato può contenere informazioni sull’autore, sui periodi storici, informazioni sulla proprietà attuale e sulle proprietà precedenti, il luogo dove è fisicamente custodita l’opera, prezzi, atti di cessione dichiarazioni di vendita e perizia. La cartella “zip” è firmata su blockchain. Il contenuto del certificato non è modificabile nè nei suoi contenuti nè per le informazioni relative alla data di creazione e aggiornamento.

Il marketplace di ArtID ospita oltre 1.000 opere, tutte dotate obbligatoriamente di certificato digitale, e conta inoltre logistica e sistema di pagamento integrati. Per ogni registrazione al sito, la società fornisce gratuitamente 50 token ArtID, del valore di 0,55 euro ciascuno, che possono essere immediatamente utilizzati per testare la piattaforma e dotare del certificato digitale le proprie opere.

La blockchain per le opere d’arte è già stata sperimentata da artisti, gallerie d’arte e case d’aste. Tra queste rientra Christie’s, che nell’ottobre 2018 aveva deciso di sperimentare il token in partnership con la startup Artory. Ad ogni collezionista viene data una tessera elettronica che consente l’accesso personalizzato al database che contiene sostanzialmente le informazioni presenti in catalogo. Inoltre, attraverso l’uso della tecnologia blockchain, Christie’s può mettere a disposizione del cliente un certificato digitale, firmato crittograficamente, come strumento di convalida della veridicità delle informazioni sulle opere fornite.

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