In Europa 58 piattaforme di crowdinvesting sono state autorizzate con il nuovo regolamento. Italia ancora assente

Sono 12 i paesi europei ad avere autorizzato almeno un portale di Crowdinvesting ai sensi del nuovo regolamento europeo. In Italia nessuna autorizzazione ancora in vista

 

Autorizzazioni piattaforme crowdfunding in UE

 

I Paesi europei procedono spediti con l’autorizzazione per le piattaforme ad operare ai sensi del nuovo regolamento europeo sul crowdfunding.

Quelli dove è stata concessa almeno un’autorizzazione, infatti, sono diventati 12 dai 5 della nostra precedente rilevazione a Febbraio 2023.

Le piattaforme autorizzate sono 58 (a Febbraio erano 18), di cui la maggior parte in Francia (15) e nei Paesi Bassi (12), seguite dalle 8 della Spagna e dalle 6 della Lituania. Tra i nuovi Paesi ad avere autorizzato almeno una piattaforma spicca la Germania (si veda la nostra tabella in coda all’articolo).

Ricordiamo che, secondo le nuove regole, un fornitore di crowdfunding per poter operare, anche solo nel proprio Paese, deve essere approvato dall’autorità competente entro il prossimo 10 Novembre.

Le tipologie di piattaforme autorizzate

Delle piattaforme autorizzate, 24 operano solo nell’equity crowdfunding, 14 solo nel lending crowdfunding e ben 20 hanno ottenuto l’autorizzazione per entrambe le tipologie.

Tra le 24 di solo Equity, la Francia ne ha autorizzate la metà (12), 4 i Paesi Bassi, 3 la Svezia, 2 la Spagna e una ciascuno, Belgio, Austria e Lettonia.

Delle 20 autorizzate per entrambe le tipologie, ne ha ottenute 6 la Spagna, seguita dai Paesi Bassi con 4 e dalla Francia con 3. Mentre Belgio e Slovacchia ne hanno autorizzate 2 e una ciascuna Germania, Estonia e Lituania.

Infine, per il solo Lending, la Lituania ne ha autorizzate 5, Paesi Bassi 4 e la Svezia 2. Belgio, Estonia e Romania ne hanno autorizzata una.

Tra i grandi Paesi manca solo l’Italia

Come si può notare, dall’elenco manca solo l’Italia, nonostante l’elevato numero di piattaforme che operano nel nostro Paese, alcune ormai da diversi anni.

In particolare, le piattaforme di equity crowdfunding che quest’anno hanno lanciato e chiuso almeno una campagna, e dunque già autorizzate a suo tempo da Consob, sono 17 (fonte: osservatorio Crowdfunding Buzz).

I portali di lending crowdfunding operativi quest’anno sono circa 25, tra quelli specializzati in real estate, quelli dedicati ai prestiti alle PMI e quelli che offrono entrambe le asset class (fonte: osservatorio Crowdfunding Buzz e 8° report italiano sul crowdinvesting).

Le cause del ritardo

Il grave ritardo dell’Italia dipende in primo luogo dai tempi lunghissimi con cui i Governi in carica tra il 2020 e il 2022 hanno recepito la direttiva europea e, soprattutto, hanno nominato formalmente l’autorità competente a concedere le autorizzazioni. Ciò è avvenuto solo ad Aprile 2023 con la nomina di Consob e Banca d’Italia (DL n. 30 del 10 marzo 2023, entrato in vigore il 8 Aprile).

E Consob, sebbene a tempo di record, è riuscita a rilasciare il decreto attuativo del regolamento solo il 1 Giugno (si veda l’articolo di Crowdfunding Buzz).

Di fatto, le piattaforme italiane hanno potuto procedere a presentare le prime domande di autorizzazione solo nella seconda metà di giugno, poco più di due mesi fa.

Lo scorso 20 Luglio, in occasione della presentazione dell’ottavo Report italiano sul Crowdinvesting realizzato dall’Osservatorio omonimo della School of Management del Politecnico di Milano, la dott.ssa Emma Iannaccone di Consob aveva riferito che alla data, le domande depositate erano 25 (si veda l’articolo di Crowdfunding Buzz).

Dunque, poco più della metà di quelle che hanno lanciato almeno una campagna nel corso del 2023. Non pochissime.

Oltre ai necessari tempi tecnici, peraltro previsti dal regolamento stesso, sembrerebbe però che molte piattaforme lamentino un’eccessiva puntigliosità nelle richieste aggiuntive dell’Autorità, soprattutto relative a organizzazione, bilanci previsionali e modello di business, che sono di competenza di Banca d’Italia e che sarebbero oltretutto sproporzionate rispetto alla dimensione delle aziende che gestiscono i portali.

Tali richieste, che in altri Paesi non vengono fatte dalle rispettive Autorità locali, ritarderebbero ulteriormente il processo autorizzativo.

Le possibili conseguenze

Qualora le domande non venissero accolte e approvate entro il 10 Novembre, le piattaforme italiane non potrebbero operare, cancellando così interamente il crowdinvesting, cioè il mercato della finanza complementare.

Anche solo l’incertezza su quando una piattaforma potrà ottenere l’autorizzazione creerà un forte disagio. Per esempio, sembra che una campagna lanciata poniamo ad Ottobre, non potrà essere proseguita oltre il termine del 10 novembre in quanto autorizzata in base alle precedenti regole. Dunque a Ottobre è probabile che il mercato si fermerà.

Infine, oltre al ritardo temporale, se fosse accertato che le richieste di compliance dell’Autorità italiana fossero molto maggiori e restrittive rispetto a quelle delle altre autorità europee, si genererebbe un evidente squilibrio tra l’Italia e gli altri mercati europei.

Oltre ad essere palesemente contrario allo spirito con cui è nato il Regolamento europeo (rendere l’Europa un mercato unico con pari opportunità per aziende e investitori), ciò penalizzerebbe enormemente non solo le piattaforme di crowdinvesting italiane, ma anche le startup e le PMI e, non ultimi, gli investitori.

Confidiamo che l’Autorità, nello spirito di collaborazione che l’ha sempre contraddistinta, sarà in grado di trovare la via per scongiurare questi rischi.

Crowdfunding Service Providers autorizzati in UE ad agosto 2023

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